Agricoltura: cosa ci riserverà il 2016?

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Se nell’antichità l’agricoltura rappresentava il settore primario, nell’ultimo secolo il suo ruolo si è notevolmente ridimensionato. Gli ultimi dati disponibili, relativi all’anno 2014, misurano in 31.5 miliardi di euro il valore aggiunto derivato dall’agricoltura, evidenziando altresì un calo del 6.6% rispetto all’anno precedente. Ad influenzare questo dato, è bene evidenziarlo, è stato anche il calo dei prezzi ch si è attestato attorno al 2.2% circa. Una analisi invece del settore agricolo e delle industrie alimentari connesse, evidenzia invece come questo settore, definito solitamente agroalimentare, rappresenti il 4% del valore aggiunto dell’economia italiana.

Ma quali sono stati i micro-settori che hanno sofferto maggiormente questo calo? Il calo più importante è quello che ha interessato le coltivazioni legnose (che avrebbero registrato un -8.9%), più ridotto sarebbe invece stato il calo nelle attività floricole (-1.2%). Nessun calo, ma anzi un leggero incremento quantificabile con un 0.2%, ha invece interessato le attività di supporto.

Diversa è invece la conclusione a cui si giunge analizzando i risvolti occupazionali del settore primario. Nel 2014 infatti il numero di dipendenti del settore è cresciuto dell’1.9%, percentuale che si riduce allo 0.9% se si considera anche l’indotto industriale. Sebbene non siano ancora stati comunicati i dati ufficiali relativi al 2015, è possibile riproiettare sull’anno appena trascorso i dati del 2014.

Ma quali sono invece le previsioni per il 2016?

La prima cosa da considerare è che nel territorio italiano il peso dell’agricoltura muta a seconda delle regioni di riferimento, questo fatto deve quindi essere considerato in ogni tipo di analisi.

In generale gli analisti hanno previsto che il trend in corso dovrebbe continuare. In altre parole, se tra il 2012 e il 2015 il tasso di crescita è stato negativo dell’1.2%, è lecito ritenere che questa linea di tendenza prosegua nell’anno in corso. Entrando più nel dettaglio, è possibile ipotizzare un calo più marcato nei primi mesi dell’anno, a cui potrebbe seguire un periodo di stagnazione da giugno a dicembre.

Differenti sono le conclusioni a cui si giunge misurando la produttività del lavoro del settore, variabile che da circa un ventennio registra risultati positivi. Ad influenzare il risultato, sicuramente i processi industriali migliorati, le migliorie tecniche e l’ottimizzazione di ogni attività del ciclo produttivo.

Come in ogni settore, le innovazioni industriali sono state accompagnate da una diminuzione degli occupati. I dati relativi, evidenziano come gli occupati siano in calo da almeno 30 anni. Giusto per avere un’idea più precisa, nel 1980 gli occupati del settore primario erano 2 milioni e 800 mila, il 13% della popolazione dei lavoratori; nel 2011 gli occupati si sono ridotti a 898 mila addetti e quindi al 3.6% dei lavoratoti italiani. Sebbene si registrino casi specifici (in termini di micro-settore e di zone geografice) di incremento degli occupati, in generale è possibile ritenere che nel 2016 rispetto al 2011 si registrino ben 73.000 impiegati in meno. Un discorso a parte dovrebbe invece essere fatto per i profili impiegati in maniera più o meno diretta nel settore. Cresce infatti la richiesta di profili-alti, con doti manageriali che conoscano la realtà agricola e sappiano interfacciarsi con una realtà sempre più globale.

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