Settore vinicolo: qual è lo stato di salute ai tempi dell’emergenza sanitaria

vini

Se il 2019 è stato l’anno della definitiva consacrazione del vino “Made in Italy”, che per il quinto anno consecutivo è risultato quello maggiormente prodotto su scala mondiale (davanti a Francia e Spagna) con una crescita di oltre l’1% rispetto al 2018. il 2020 si sta rivelando ricco di incognite. Ad inficiare sulla produzione dell’anno in corso è, per quanto ovvio, l’andamento della pandemia, tornata a salire dopo un’ottima battuta d’arresto nel primo periodo post lockdown.

Ad inquadrare compiutamente il fenomeno è stata l’annuale studio di ricerca di Mediobanca nel settore vinicolo, che ha fornito numeri abbastanza chiari sul peso negativo che il coronavirus avrà sulle aziende del settore. Il 65% di esse, infatti, prevede di subire un cospicuo calo delle vendite, superiori, nella maggior parte dei casi, ad oltre il 10%. Ed i primi dati relativi al periodo del lockdown, e a quello immediatamente successivo, sembrano confermare queste negative aspettative degli addetti ai lavori.

Perdite per oltre due miliardi: il covid morde sulle aziende del settore vinicolo

Un pessimismo, purtroppo, più che giustificato, basti pensare a quanto pesi l’export per le aziende di questo settore: oltre il 60%. Le indispensabili misure restrittive, volte al contenimento della diffusione del virus, pesano inevitabilmente anche nell’esportazione dei beni e servizi, al quale, poi, va aggiunta l’inevitabile decrescita della domanda interna a causa delle minori disponibilità economiche di famiglie e privati.

Nel sondaggio, però, emergono alcune sfumature differenti. Le cooperative, tradizionalmente legate alla grande distribuzione, prevedono una contrazione non troppo significativa rispetto a quelle, invece, che poggiano gran parte del loro business su ristoranti e località di villeggiatura. Anche i produttori di spumante, il cui core business è molto improntato al periodo natalizio, sono fiduciose di arrivare nel periodo più florido con l’emergenza ormai alle spalle e prevedono, di conseguenza, una flessione non troppo marcata.

Considerando il settore vinicolo nel suo complesso, la perdita stimata, però, è tutt’altro che contenuta: oltre due miliardi di euro. Il calo rispetto al fatturato del 2019 dovrebbe stimarsi intorno al 25%, una riduzione piuttosto drastica che, in alcuni casi, potrebbe mettere in ginocchio quelle piccole società vinicole a conduzione prettamente familiare, che poggiano lo sviluppo dei propri ricavi su clientela con non elevate disponibilità economiche.

D’altro canto, già nel 2019 queste aziende avevano fatto registrare, nella migliore delle ipotesi, una lievissima produttività maggiore rispetto all’anno precedente. A trainare il settore vinicolo lo scorso anno, infatti, sono state le aziende con fatturati superiori ai 60 milioni, che hanno fatto registrare, mediamente, una crescita tra il 2/2,5% contro l’1,1% del settore. Quest’ultime, però, in alcuni casi sono fortemente a vocazione export e potrebbero vedere ridursi drasticamente i propri profitti nell’anno in corso.

Guardare oltre al covid: la visione resta comunque ottimista

L’incertezza sui tempi in cui verrà superata la crisi, tuttavia, rendono ancora più instabile il clima di fiducia delle aziende del settore, che potrebbero andare incontro ad una ulteriore riduzione di ricavi e fatturati qualora il virus dovesse farla ancora da padrone durante il mese di dicembre, periodo di festività dove, normalmente, molte aziende sviluppano una parte tutt’altro che irrilevante dei propri fatturati.

Il peso della crisi, oltretutto, si è fatto risentire pesantemente anche nella sfera finanziaria delle società. E quanto avvenuto in Borsa, ad esempio, ne è con ogni probabilità la testimonianza più lampante. In base ai dati forniti dagli esperti del mondo finanziario, tra cui va annoverato anche il sito Topbroker.it, nei primi tre mesi dell’anno in corso, la capitalizzazione complessiva delle aziende quotate ha bruciato completamente la crescita dell’ultimo quinquennio.

Volgendo lo sguardo ad un arco temporale più lungo, però, i dati restano tuttavia ancora ampiamente positivi: il bilancio dell’ultimo ventennio, tenendo anche degli eventuali dividendi distribuiti, fa registrare un significativo +200%, a dispetto di un +130% degli indici di Borsa nel loro complesso. Passata la buriana, si può essere ancora ottimisti: un buon bicchiere di vino, d’altronde, è sempre gradito.

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